venerdì 1 giugno 2012

Canto del Femminile e del Maschile

Lei:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutte le Terre rigogliose e assetate,
in me vivono tutte le corolle in attesa dell'ape,
in me vivono tutte le gemme che s'aprono al tuo tocco,
in me vivono tutte le cerve, le giovenche e le puledre.

In me tutte le Acque tendono a te,
in me tutte le farfalle tendono al tuo nettare,
in me tutte le spighe tendono ai tuoi venti,
in me tutte le foglie tendono alla tua Luce.

Lui:
Quando m'unisco a te nelle Sacre Nozze,
quando m'unisco a te nel Dolce Matrimonio,
quando m'unisco a te nel solo vincolo che posso accettare,
quando m'unisco a te nel celebrare Amore,

in me vivono tutti i Cieli limpidi e piovosi,
in me vivono tutti gli insetti in cerca di dolce polline,
in me vivono tutti i virgulti che crescono al tuo tocco,
in me vivono tutti i cervi, i tori e gli stalloni.

In me tutti i Fuochi tendono a te,
in me tutti i fiori tendono alla tua venuta,
in me tutti i vigneti tendono alle tue piogge,
in me tutti i rami tendono alla tua Luce.

Lei:
Quanto tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Femmina
invoca il tuo esserci ed il tuo restare,
invoca il tuo ardore ed il tuo calore,
invoca il tuo abbraccio ed il tuo stringere,
invoca il tuo amplesso ed il tuo desiderio.

Lui:
Quando tu ti abbandoni con me al Dio che seduce,
tutto ciò che è, che è stato, e che sarà Maschio
invoca la tua vicinanza e la tua presenza,
invoca la tua tenerezza e la tua freschezza,
invoca la tua presa la tua carezza,
invoca la tua resa e la tua brama.

Lei:
Nei tuoi passi sicuri l'incedere di ogni toro,
nei tuoi arti tutti gli alberi che hanno germogliato,
nei tuoi capelli tutto il grano che ha nutrito gli Uomini,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Sole che hanno baciato il Mare.

Nelle tue labbra tutta l'Ebbrezza del vino,
nelle tue risate tutti i canti degli uccelli,
nelle tue parole tutte le sfumature dell'Arcobaleno,
nelle tue favole tutte le meraviglie di tutti i Mondi.

Nel tuo cuore tutti i tamburi che mai hanno suonato,
nel tuo petto tutta la liscia perfezione di ogni pianura,
nel tuo ventre tutti i Fuochi che hanno illuminato la Notte,
nel tuo Fallo tutti i lampi che il Cielo  ha seminato.

Lui:
Nei tuoi passi aggrazziati l'incedere di ogni felino,
nei tuoi arti tutte le valli che i fiumi hanno scavato,
nei tuoi capelli tutte le erbe profumate non coltivate,
nei tuoi occhi tutti i raggi di Luna che hanno baciato il Bosco.

Nelle tue labbra tutti i sorrisi delle Donne,
nelle tue risate tutti i canti dei ruscelli,
nelle tue parole tutte le sfumature delle rose,
nelle tue favole tutta la bellezza di questo Mondo.

Nel tuo cuore tutti i flauti che mai hanno suonato,
nel tuo seno tutti i frutti che la Terra ha nutrito,
nel tuo ventre tutte le Grotte che ha modellato l'Acqua,
nella tua Vulva tutte le conchiglie che il Mare ha cullato.

Lei:
Nel tuo guardare l'attrazione del Sole,
nella tua schiena l'arco del Cielo,
nelle tue braccia i solchi delle nuvole,
nelle tue dita i soffi del vento,
nelle tue natiche le curve dei tramonti.

Lui:
Nel tuo guardare la forza di ciascuna marea,
nella tua schiena l'arco delle Montagne,
nelle tue braccia le radici degli alberi,
nelle tue dita i cristalli di sotto la Terra,
nelle tue natiche le curve delle colline.

Lei:
O tu che sei tutta la Forza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutto il desiderio che ogni cosa Femminile
ha avuto per tutto quello che è Maschile,
così io ti bramo!

Lui:
O tu che sei tutta la Bellezza e la Luce,
unisciti a me!
Con tutta la brama che ogni cosa Maschile
ha avuto per quello che è Femminile,
così io ti desidero!

Lei:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stessa,
non opposta a te, Dolce Amore, ma di eguale Sostanza.

Lui:
Nell'unione con te, ecco, io trovo Me Stesso,
non opposto a te, Dolce Amore, ma di eguale Essenza.

Insieme:
Tu sei in Me ed io sono in Te,
Tu sei Me ed io sono Te.

lunedì 21 maggio 2012

Vir


Che sappia amare senza misura o ritegno,
senza possesso o superiorità,
senza gelosia o banale volontà di appagamento.
Sappia farlo con innocenza e meraviglia, con rispetto,
gioia, e senso del mistero dolce dell'unione di due Esseri.

Sappia tenere fra le proprie braccia un corpo al suo avvolto,
e sappia trovare riposo e casa sul seno della Donna.
Sappia chinarsi su di Lei con indomabile fuoco,
stringerla come l'edera all'ulivo e poi
lasciarla libera, come una farfalla sui prati.
Che sia in grado di sostenere e teneramente accogliere
l'abbraccio delle sue gambe e la brace ardente del suo cuore.
Sia l'Amante e l'Amato.

Che sappia battersi con coraggio, fino a raggiungere
l'ampia sala del Walhalla, risuonante di canti di guerre e gesta divine.
Che abbia in sé Guerriero dal volto di sole,
che sappia affrontare il proprio nemico guardandolo negli occhi,
ed in lui ci sia il gusto della sfida alle proprie capacità.
Che si mantenga saldo dinnanzi all'oscurità
e che in ogni momento e luogo sia pronto a battersi per l'Armonia.
Che, se guerra dev'esserci, sia prova alla sua forza ed al suo impeto.
Sia il Combattente e Colui che muore per la Bellezza.

Che con onore e amicizia inestinguibili
sappia vivere con i suoi Compagni; che come i Fianna d'Irlanda
sappia dare agli altri rispetto e da essi averne a sua volta.
Che fra loro vi sia lealtà e gioia nel condividere un eguale intento.
Sappiano vivere senza invidie e gelosie,
non vi sia fra loro traditore o spergiuro.
Sappiano condividere ogni cosa, come i forti spartani del passato,
e la loro amicizia sia inebriante come il vino bevuto in compagnia.
Sia l'Amico ed il Fratello.

Che sappia donarsi alla Ricerca e riconoscerne la Via,
che ritrovi la rotta per l'Isola delle Mele, la Terra delle donne
dove sempre gli alberi sono in fiore e le fanciulle sono prodigali,
nell'elargire l'amicizia delle loro cosce.
Sappia distinguere il sentiero boschivo che porta al Castello Incantato.
Sia il compagno lungo la Strada e colui che indica le svolte.
Sia il Cercatore ed il Sapiente.

Che sappia risanare la landa arida,
la guasta Terra isterilita da soprusi e violenze.
Che per Lei ritrovi l'arcano Calice Sacro,
tramite un cuore puro ed un Amore reale.
Che comprenda la sovranità della Damigella che ne è custode e
lo versi sulla polvere, la quale, ecco! Subito si trasforma
in prati fioriti e boschi verdeggianti.
Sia colui che partecipa alla Cerca ed il Cavaliere che trova.

Che ancora s'incanti dinnanzi a Natura.
Che sappia amarla come un amato l'amante
e la di Lei bellezza sia in grado di riconoscere nelle sue figlie gioiose.
Che sia libero come cervo fra gli alberi
e degli alberi abbia lo spirito tenero e fresco.
Conosca il tacito peregrinare segreto fra valli ombrose e foreste assopite nel mezzogiorno.
Sia l'Animale e l'Uomo.

Che in sé conservi il fanciullo ridente, il ragazzo non ancora uomo,
e la sua voglia di ridere e giocare.
Accanto all'Amante vi sia il Figlio.
Che sia ancora in grado di piangere per la gioia
provocata dalle piccole e semplici cose,
dalla Bellezza indicibile che colma il mondo,
dall'infinita tenerezza di Colei che gli è prossima.
Sia Uomo e Bambino.

Che come un Satiro allegro, sia selvaggio e pieno d'ebbrezza.
Il suo silenzio sia musica, il suo cuore un tamburo
che conosce il ritmo, il battito del mondo.
Conosca la Danza remota delle Anime belle,
i passi dimenticati verso l'Estasi nella luce.
Lasci che in lui risuoni la Musica divina dell'Essere,
sappia accompagnarsi alle Menadi e alle Ninfe.
Sia il Suonatore e lo Strumento.

*

Che conosca la tenerezza e la forza,
l'amore e la morte,
il tempo per venire e quello per andare,
quello dei momenti condivisi e quello della solitudine,
il crescere ed il calare.
Che sappia il flusso del sangue
e lo scorrere sotterraneo e nascosto.
Che in lui risieda la maestosa bellezza
dei raggi del sole al tramonto,
la forza dell'onda sulla scogliera,
la quiete del cielo stellato,
il caldo ballo della fiamma del fuoco.
Che sia dolce il suo sguardo,
ferma la sua mano,
selvaggio il suo cuore,
che sappia correre col vento o,
immobile, sentirlo su di sé.

Che sempre vi siano Uomini tali,
che sempre canti in loro lo Sposo Divino,
il Compagno Celeste,
lo Spirito nobile colmo di sole,
e che sempre le Donne odano il Suo richiamo nel loro interno.
 
Scritto nel Maggio 2009
pubblicato sul Tempio della Ninfa nell'Agosto 2009
Immagine d'autore ignoto (se qualcuno sa di chi è me lo segnali, grazie).

lunedì 19 marzo 2012

Canto del Cipresso

 Sono il Cipresso, il verde Cipresso.
Fanciullo e mortale fui nei tempi antichi,
e amai, molto amai, la grande Natura,
in forma di candido cervo.
E quando la morte prese con se questa sua forma,
benché ancora fra noi s'aggirassero gl'Immortali,
da Lei non volli separarmi, e mi feci albero silenzioso.
Da allora veglio i Suoi Cancelli dal crepuscolo all'alba,
e quando il Sole che mi ebbe caro conduce il suo carro.
Vigilo lungo le Vie che portano a Lei: la Morte, l'Amore
- eppure, l'una altro non è che un passaggio verso l'altro -,
e tutti i sentieri ora in rovina
che conducono alla sua dimora.
Veglio, nelle dolci notti di Primavera,
quando l'erba rispunta dalla terra
e le farfalle tornano nel mondo degli Uomini.
Bordeggio i sentieri dimenticati,
orno i dolci declivi ombreggiando la Terra
con alti pinnacoli e froza inesausta.
Guardiano sono, e chi così mi chiama dice il vero.

Sono il Cipresso, il saggio Cipresso,
eppure inascoltati sono i miei consigli,
che effondo nei miei ruvidi frutti.
Tutti i segreti di sotto la Terra,
tutto ciò che è nascosto,
tutto quello che mai ai mortali è stato narrato,
tutto questo stilla dalla mia scorza.
Sto tacito presso l'antro della Nascosta
ed il più astuto fra gli uomini vidi presso di lei.
Guardo la fonte della Memoria
e tutto ciò che È io lo ricordo,
poiché lungo le brevi vite di molti mortali,
le mie radici traggono nutrimento da Terra.
Anche il Luminoso, dall'alto delle sue dimore celesti,
con il mio legno modellato in forma di scettro
secondo la sua alta sapienza guida i destini
degli Uomini e le azioni degli Dei.
Equilibrio e lungimiranza,
forza e misura fuse insieme,
ispiro a chi mi ode.
Sapiente sono, e chi così mi chiama dice il vero.

Sono il dolce Cipresso, il bel Cipresso
e tacito è il mio amare.
Nel mio fiato spira il respiro d'Amore,
il vento che squote i miei rami
porta il suo comando.
Del mio legno, della mia carne
è fatto il suo arco infallibile!
Sono il dono agli Sposi
nel giorno in cui la loro unione si compie,
e col mio profumo conforto chi
ancora giace solo.
Non possesso, nè ossessione,
ma il vero Amore solo,
trova ristoro alla mia ombra.
Un'amante da meno siede inquieto
vicino al mio alto tronco.
Canti d'Innamorati so ispirare,
di languore e e forza
e indicible desiderio
e malinconici come il tramonto.
Ma meglio il silenzio incantato 
s'addice a  chi mi somiglia.
Amante sono, e chi così mi chiama dice il vero.



Nelle Metamorfosi d'Ovidio è narrato come il Cipresso ebbe origine: in quei tempi antichi s'aggirava per il mondo Ciparisso, figlio di Telefo. Costui era un giovane di grande bellezza che suscitò l'amore di Apollo, ed era uso errare nei boschi accompagnarsi ad un magnifico cervo dalle ampie corna, "sacro alle ninfe" ed ormato di gemme preziose. L'animale non aveva timore degli umani e alle mani di Ciparisso spesso offrira da accarezzare il tenero collo, ed egli lo aveva molto caro e lo guidava dove l'erba era più tenera e verde e l'acqua più limpida. Era solito anche ornarlo di corone di fiori e cavalcarlo nelle selve. Un giorno però Ciparisso lo colpì per sbaglio con una giavellotto, e vedendolo spirare chiese agli Dei di poterlo piangere in eterno, e questi, memori dell'amore che lo legava ad Apollo, lo trasformarono in un albero di Cipresso, che ancor'oggi stilla lacrime di resina per il suo compagno ucciso
Il nome è molto antico, come anche quello di altre piante, ed è attestato fin dalle tavolette micenee, ma non se ne conosce il significato essendo d'origine pregreca.
Nell'Odissea, dei cipressi si trovano presso la dimora di Calipso nell'isola Ogigia, dove Odisseo si trattiene per lunghi anni prima di prendere nuovamente il mare verso Itaca.
Alcuni autori riferiscono che l'arco di Eros e lo scettro di Zeus fossero fatti del suo legno.
Nelle lamine orfiche, che descrivono il percorso degli iniziati ai misteri dopo la morte, e ciò che essi devono fare, un bianco cipresso si staglia a volte presso la fonte di Lete "Oblio", dalla quale gli uomini, riarsi dalla sete, bevono, dimenticando ogni cosa. Gli iniziati invece devono proseguire fino alla Fonte di Mnemosine "memoria", e dopo aver chiesto ai guardiani il permesso, possono dissetarsi alle sue acque, ed allora conserveranno il ricordo di ciò che hanno appreso durante la vita. Ed in alcune lamine è invece presso questa seconda sorgente che sta a guardia il cipresso.
Presso i Romani veniva piantato vicino alle case in segno di lutto ed era sacro a Dis Pater che regnava nell'Averno (da notare che ancora oggi spesso il cipresso si può trovare in prossimità dei cimiteri).
Quest'albero tuttavia non era legato solo alla Morte, visto che Plinio riporta l'usanza di donare agli sposi parti del suo legno, ed inoltre con esso erano scolpiti i Priapi, statuette rappresentanti il figlio di Afrodite dall'enorme fallo poste a guardia di giardini e frutteti.

Le sue radici si spingono in profondità nel terreno tanto quanto è alto il fusto, a differenza di quelle di altri alberi dalla chioma larga. I frutti impiegano due anni per giungere a maturazione, e sono la parte più usata in fitoterapia, inquanto hanno proprietà astringenti, vasocostrittrici, balsamiche, tossifughe.
Da foglie e rametti si distilla l'olio essenziale, utile in caso di varici, pelle e capelli grassi, sudorazione eccessiva, mestruazioni abbondanti, emorroidi. In aromaterapia si utilizza in caso di mancanza di concentrazione, tristezza e pianti.



Fonti: Le metamorfosi di Ovidio, Carmi di Catullo, Storia naturale di Plinio, Profumi celestiali di Susanne Fischer-Rizzi, Florario di Alfredo Cattabiani, Le erbe - Scoprire riconoscere usare di Umberto Boni e Gianfranco Patri.

lunedì 13 febbraio 2012

La canzone di Aengus Vagabondo

I went out to the hazel wood
Because a fire was in my head,
And cut and peeled a hazel wand,
And hooked a berry to a thread;

And when white moths were on the wing,
And moth-like stars were flickering out,
I dropped the berry in a stream
And caught a little silver trout.

When I had laid it on the floor
I went to blow the fire a-flame,
But something rustled on the floor,
And some one called me by my name:
It had become a glimmering girl
With apple blossom in her hair
Who called me by my name and ran
And faded through the brightening air.

Though I am old with wandering
Through hollow lands and hilly lands,
I will find out where she has gone,
And kiss her lips and take her hands;
And walk among long dappled grass,
And pluck till time and times are done
The silver apples of the moon,
The golden apples of the sun.



Andai al bosco di noccioli,
Perché un fuoco era nella mia testa,
Tagliai e scortecciai una bacchetta di nocciolo,
E appesi una bacca ad un filo;

E quando bianche falene s'alzarono in volo,
E stelle come falene occhieggiavano,
Gettai la bacca in un ruscello
E catturai una piccola trota d'argento

La posai a terra
Andai a soffiare sul fuoco per attizzarlo,
Ma qualcosa frusciò per terra,
E qualcuno mi chiamo col mio nome:
Era diventata una scintillante fanciulla
Con boccioli di melo fra i capelli
Che mi chiamò per nome e corse via
E scomparve nell'aria che andava schiarendosi.

Benché io sia divenuto vecchio vagabondando
Fra terre basse e terre collinose
Scoprirò dove è andata
E bacerò le sue labbra e prenderò le sue mani;
E cammineremo fra l'erba alta e screziata
E coglieremo finché il tempo e le età saranno finiti
Le mele d'argento della luna,
Le mele d'oro del sole.


Testo: The Song of Wanderin Aengus di William Butler Yeats, più conosciuta in Italia per la versione lievemente diversa cantata da Branduardi. Traduzione mia.
Immagine: A vision of Fiammetta di Dante Gabriel Rossetti


mercoledì 8 febbraio 2012

Il corteggiamento dell'Uomo del Sidh

In alcune leggende irlandesi, e nei racconti appartenenti al folklore, accade a volte che giovani uomini o belle fanciulle, vengano chiamati dai Sidhe, il Buon Popolo, la Gente Felice, le Fate, nel loro regno incantato, la Terra della Giovinezza, l'Isola dei Meli, il Reame degli Elfi, dove regnano Re e Regine immortali.
Solo pochissimi però ricevono la chiamata per la Pianura di Miele, che a volte è nascosta in densi veli di nebbia come il regno dei Tuatha de Danaan, altre si trova sotto ai grandi laghi, come il castello di Viviana, altre ancora è un Isola nell'Ovest circondata da nove onde, come quella di Manannan, signore del Mare. In ogni caso, è sempre celata agli occhi di tutti gli altri uomini.
Alcuni dicono che chi sente le voci delle Fate che lo chiamano a loro non trova più pace, persino che diventa folle, come gli innamorati, o che preso da potente ispirazione diventi un poeta o un profeta. Diventano persone strane agli occhi dei più, che si avventurano in luoghi inospitali, dove gli altri uomini non vanno, e fanno cose che essi non comprendono.
Certe volte, coloro che raggiungono il Sidh, la Terra della Pace, non fanno più ritorno fra i mortali. In altre occasioni tornano indietro, a causa della nostalgia per la loro terra natia, ma scoprono che il tempo è passato in maniera diversa sulla Terra, e che ciò che a loro erano sembrati pochi anni, per il mondo sono stati secoli.

Ora, fate silenzio nella mente, e immaginate un vasto pendio di quel verde acceso e sterminato della terra d'Irlanda, circondato da altre dolci colline erbose. E sul pendio, presso un biancospino, una fanciulla solitaria che si attarda con il tramonto.
Da lontano una figura si avvicina. Non è solo l'ultimo sole che la rende lucente. E' un uomo a cavallo, alto e fiero, come non se ne vedono più da lunghi secoli. Si avvicina, il suo cavallo non sprofonda nell'acqua e non teme le salite rocciose.
La fanciulla lo guarda, ed il suo cuore si scalda, sembra dirle: "Finalmente, finalmente!".
Il cavaliere luminoso si ferma a pochi passi da lei. Smonta. Fissa i suoi occhi in quelli della fanciulla, tende una mano verso di lei, e inizia a parlare:

Incantata è la Terra in cui t'invito,
là, appena oltre la superficie dell'apparenza,
nel profondo più fitto del bosco,
sotto l'onda increspata dell'acque,
oltre la dolce cortina di nebbia,
e appena più in là del crepuscolo
e della stella che brilla sulla collina,
laggiù, sta la Terra da cui provengo.
C'è Pace in quel luogo, e calma; non trovano spazio
Incomprensione e Mancanza.
Non temere, o Cuore di dolce Fanciulla,
laggiù nulla ti può spezzare!
*
In quel reame conosciamo la lingua degli animali,
e questi sono nostri fratelli, e insieme giochiamo
intrecciando girotondi senza fine.
Questi sono i doni che ti offro:
potrai correre insieme ai cerbiatti, cerva tu stessa,
o dimenticare il mondo degli uomini insieme al branco dei lupi.
Potrai riposare all'ombra come volpe,
o correre libera insieme ai puledri. E volare!
Potrai volare come rondine o civetta,
come merlo o pettirosso,
e qualsiasi forma tu sceglierai io sarò a te simile.

Ricorderò per te tutte quelle belle e semplici cose
che i mortali hanno dimenticato.
Canterò per te il canto di primavera degli alberi,
e quello allegro dei ruscelli orlati di muschio dopo la pioggia.
 Ti parlerò del fermito notturno delle rose
e del vagare nei boschi delle linci.
Ti lascerò ascoltare i sussurri delle viole all'ombra degli ulivi
e le chiacchiare dolci delle margherite nei prati.
Ti racconterò tutte le storie di bacche e di luoghi lontani
che gli uccellini portano con loro da terre distanti.
Ti narrerò della bella ragazza dei tempi trascorsi
di cui parla l'usignolo nei suoi gorgheggi.
Ed il vento, come dire con il vostro linguaggio
tutte le favole che sussurra ad erbe e foreste?
Ed i fatti belli e terribili delle ere passate.
Non li credete possibili, ma da dove io provengo,
essi continuano ad essere veri.
Ti mostrerò il miracolo dello schiudersi della crisalide
- nessuna parola in nessuna delle lingue passate o future
può contenere quella magia! -.
Ti farò vedere i taciti sentieri che Notte percorre
fra l'erba, sotto i rami incurvati,
seminando stelle di ruggiada e fiori di gelsomino.
Ti porterò dove Maggio siede a cantar vittoria,
cullata dal ronzare delle api sulla sua corona di fiori,
e il luogo dove Inverno sta sul trono di fiocchi di neve,
e stende la sua fredda pelliccia su Terra.
Osserveremo insieme i frutti delle rose selvatiche,
perché dividano con noi i giorni e le notti
vissuti dall'alto dei roseti.
 Disegnerò per te l'arazzo stupendo
della luce di Luna tra le fronde,
quello infuocato delle foglie cadute d'autunno,
e vi potrai leggere i nomi che hai avuto,
e le vite che hai vissuto.

T'insegnerò la danza calma delle felci chinate sulla terra
e  quella vibrante delle foglie di pioppo, lassù.
Ricorderai di nuovo il ballo che dalla terra sale
alle gambe, al ventre, alle braccia ed al capo,
e squote come  un terremoto o un tiaso di Baccanti.
I rintocchi d'argento delle campanule, le trombe dei crochi,
i tamburi dei denti di leone, le arpe del caprifoglio,
animeranno la Danza Selvaggia intorno ai fuochi
che per voi sono solo leggenda.
 
*
Amore, Amore, Amore è ciò che chiedo.
In cambio di molto solo Amore chiedo a te,
al tuo Amore è tutta la Bellezza che offro,
o Fanciulla della stirpe che la morte attende!
Amore è il Signore della Casa nel Bosco,
del Fuoco sopito,
del Tempo passato,
Amore solo io chiedo che porti con te,
nella Terra in cui splendono le stelle,
o Fanciulla d'aspetto simile agli immortali!

Indicibile è lo splendore del momento
in cui il cielo si fa rosso e rosato
quella è la piana dove ci stendiamo nell'ora dell'Amore.
Le stelle Sorelle e l'Arcere che tende l'arco
sono la nostra volta scintillante di dardi cadenti.
Di soffice muschio i guanciali; la luce delle lucciole,
laddove gli occhi degli uomini non arrivano,
è la candela che rieschiara la nostra tenera notte.

Ciottoli di fiume e rami di salice
boccioli e raggi di sole
ghiande e tralci d'edera
frutti maturi e bacche d'agrifoglio
sono i nostri ornamenti.

Avrai pendagli di glicine e acacia,
avrai cinture di gigli dischiusi,
avrai corone di fiammelle vaganti.
Avrai bracciali di fiori mai secchi,
avrai veli di fresco capel venere
avrai vesti di petali screziati,
Avrai manti su cui giocano le farfalle,
avrai tuniche dell'oro del tramonto
avrai collane di ciliege selvatiche e prugnole.

Cos'altro può desiderare la tua Anima bella,
o Fanciulla che mette la sua mano nella mia?

*

Vedi, quando i nostri petti sono uniti nell'atto dell'Amore,
la via per il Regno Incantato si apre.




Testo ispirato da Il corteggiamento di Etain, Il sogno di Oengus, La Ballata di Thomas the Rhymer, La Storia di Osin e Niamh, e da miti, leggende, favole contenuti in: I miti celtici di T. W. Rolleston, Saghe e racconti dell'Antica Irlanda e Saghe e leggende celtiche di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Le meravigliose leggende celtiche di Ella Young, I Mabinogion di Evangeline Walton, Il crepuscolo celtico e Fiabe irlandesi di W. B. Yeats ed in particolare le ballate raccolte in questo volume, Irish Mythology di Lady A. Gregory, La Ville d'Ys di Thierry Jigourel, Fate di Brian Froud e Alan Lee, I Racconti della Vecchina del bosco a cura di Barbara Fiore, La storia della bambina che andò nel mondo delle fate di Guendalina Storkly, Entità fatate della Padania di Alberta Dalbosco e Carla Brughi, La figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany.

sabato 21 gennaio 2012

Sacchettini profumati

Immagino che tutti sappiate come si fanno i sacchettini pieni di erbe da mettere in cassetti e armadi per allontanare le tarme e profumare la biancheria, ma dai, fate dire qualcosa anche a me :)

Innanzitutto la stoffa: bisogna prendere una stoffa sottile, tipo la garza, attraverso la quale il profumo possa passare; un sacchettino di velluto sarà anche bello ma serve a poco. Tenendo conto del riciclo io uso vecchi pazzi di stoffa, ma vanno benissimo anche ritagli di abiti, magliette o gonne che non si usano più, possibilmente non di materiale sintetico.Tanto vanno nell'armadio, quindi non necessariamente devono essere fatti con della stoffa bellissima (però è sempre importante fare le cose bene e con attenzione ai particolari e a ciò che più piace, per trarne vera e profonda soddisfazione).
Ma veniamo a cosa metterci dentro: gli ingredienti più conosciuti sono la Lavanda, le Castagne d'India (quelle dell'Ippocastano) e la Menta e sono anche quelli più adatti a tenere lontane le tarme. Io però, visto che confeziono i sacchettini anche per profumare l'armadio aggiungo Cannella, Chiodi di garofano, bacche di Pepe, Cardamomo, Anice stellato, Erba Luisa, (Lippia citriodora), bucce d'Arancia o di altri agrumi fatte seccare, foglie di Limone o altri agrumi (a dir la verità queste sono scarsamente profumate, ma le avevo in casa da quando hanno potato il limone e aspettavo solo l'occasione per poterle utilizzare per fare qualcosa).
Sempre per evitare sprechi, si possono usare erbe e spezie magari un po' vecchie, che abbiamo in dispensa da più di un anno e che quindi hanno perso la maggior parte dei loro poteri curativi.
Quando usate la Lavanda non limitatevi a staccare i fiorellini, ma tagliate a pezzettini anche i gambi, sono profumati anche loro!
Si possono anche fare delle sorte di ghirlande da mettere negli armadi con nastri colorati o rafia, a cui appendere sacchettini, spezie tipo l'Anice stellato, la Cannella o anelli fatti di Cardamomo e tappi di sughero impregnati di qualche goccia di olio essenziale che armonizzi con gli altri aromi.
Un'altra soluzione creativa è utilizzare un supporto circolare (una corona di rami di salice o altri flessibili, un cerchio di legno o di filo di rame, una treccia di rafia ecc.) e appenderci con dei nastrini tanti piccoli sacchettini colorati. E visto che questo, come anche la ghirlanda, oltre che utile è anche bello da vedere lo si può appendere nelle stanze, magari vicino a letto, divano o poltrona dove poter godere del profumo di erbe e spezie.
Considerate che questi rimedi contro le tarme non durano per un anno intero come molti di quelli fatti con materie di sintesi, quindi andranno cambiati dopo qualche mese.
Inoltre ricordate che sembra che le tarme siano più propense a divorare la lana di abiti mezzi sporchi, quindi prima di riporre maglioni e sciarpe negli armadi lavateli sempre.


mercoledì 18 gennaio 2012

Unguento alla Calendula e Iperico

Occorrente:
  • Oleolito di Calendula
  • Oleolito d'Iperico
  • Cera d'api naturale
Gli unguenti si preparano con una parte di cera e fra le 5 e le 7 parti di olio; io ho provato con una di cera e sei di olio, ed è venuto un unguento dall'aspetto solido ma che si può raccogliere agevolmente con il dito e si spalma benissimo. La cera naturale è si trova nelle erboristerie o a volte nei negozietti che vendono miele e prodotti locali, oppure direttamente presso gli apicoltori. Dev'essere cera totalmente naturale, quindi ad esempio i fogli non vanno bene perché lavorati anche con altri materiali.
Gli oleoliti si preparano mettendo in infusione le erbe nell'olio per circa un mese, per chiarimenti potete consultare il link alla fine del post, comunque prima o poi posterò anche la mia ricetta per quello di Iperico e quello di Calendula e relativi usi.
Il procedimento è questo: mettete gli oli, in parti uguali, a bagno maria in un pentolino e aggiungete la cera, facendo però sempre attenzione a che la temperatura non salga troppo, gli oli si rovinerebbero! Quando la cera si è completamente sciolta mescolate bene e poi versate in barattolini di vetro ben puliti ed asciuti, ad esempio quelli delle creme finite vanno benissimo.
Essendo l'oleolito d'Iperico rosso rubino, l'unguento avrà una bella colorazione rosa pesca; anche il profumo sarà simile a quello dell'oleolito d'Iperico, ma fuso con quello mielato della cera. E visto che tutto sommato questa preparazione è presentabile anche a gente sullo schizzinoso andante a differenza di alcune altre preparazioni di cosmesi naturale, se messo in un bel barattolino con un'ettichetta colorata, un "sovratappo" in stoffa e qualche filo di rafia o fil di rame sottile si può regalare.

Si usa come tutti gli unguenti applicando una piccola quantità e spalmandola per bene.
Si può utilizzare sulle piccole ferite (quando si è gia fatta la crosta) per farle rimarginare bene ed in fretta. Io lo uso sui segni che mi lascio quando tolgo brufoli o punti neri. E' adatto anche per screpolature e taglietti che si creano sulle mani a causa del freddo o intorno al naso quando si ha il raffreddore e ci si soffia il naso continuamente. Ottimo per far guarire più in fretta anche le piccole bruciature.
ATTENZIONE: l'Iperico rende la pelle più fotosensibile, quindi è bene non esporre al sole per alcune ore la parte del corpo trattata con l'oleolito o l'unguento.


Per approfondire:
Sai cosa ti spalmi: oleoliti e unguenti
Calendula